Ginecologia ed ostetricia
PROGETTO
Progenitori epatici da cordone: definizione dei profili genetici e pattern
differenziativi per un approccio di terapia cellulare.
Dott. Rodolfo Marchese
Le cellule staminali sono cellule dotate di un elevato potenziale
riproduttivo e possono differenziarsi in cellule appartenenti a tessuti diversi.
Le cellule staminali embrionali (ES) sono state le prime ad essere isolate
nei topi negli anni ottanta; tuttavia, studi recenti hanno individuato la
presenza di cellule staminali anche nell’individuo adulto. In particolare,
le ES presentano una maggior plasticità e più elevata capacità
autoriproduttiva di quelle adulte (ASC).
Attualmente, cellule staminali adulte di origine midollare (BMSC) sono impiegate
di routine nel trapianto del midollo osseo e cellule staminali di origine
cutanea, nei trapianti in pazienti ustionati.
E’ ormai certo che la potenzialità delle cellule staminali, embrionali
e adulte, è molto maggiore di quanto inizialmente ipotizzato. Le cellule
staminali embrionali di topo sono state indotte a differenziarsi in cellule
pancreatiche endocrine del tutto funzionali e capaci di migliorare la glicemia
in topi trapiantati. E’ stato inoltre evidenziato che cellule staminali
adulte esistono anche in tessuti diversi da sangue e cute e sono dotate di
plasticità superiore ad ogni aspettativa. Cellule staminali del muscolo
o del sangue possono, infatti, svilupparsi l’una nel tessuto dell’altro
e quelle del cervello possono differenziarsi non solo in cellule neurali,
muscolari e ematiche ma anche in cellule di altri tessuti, quali intestinale,
epatico e cardiaco.
Cellule staminali adulte del sangue circolante possono differenziarsi in cellule
nervose, mentre quelle del midollo osseo possono svilupparsi in cellule miocardiche
funzionanti in grado di riparare infarti del miocardio.
Le recenti scoperte che cellule staminali ematopoietiche possono migrare nel
fegato e differenziarsi in epatociti, sia nei modelli dei roditori che nell’uomo,
ha posto il quesito se tali cellule possano essere indotte alla rigenerazione
e giocare un ruolo nella ripopolazione degli epatociti.
Questa potenzialità inaspettata delle cellule staminali dell’adulto
ha suscitato molti entusiasmi ed aspettative terapeutiche e ha posto anche
il problema se il trapianto di cellule staminali, in determinate e controllate
condizioni, possa diventare una realtà terapeutica nel trattamento
di patologie croniche del fegato, sia di origine ereditaria che acquisita.
Le cellule staminali del fegato, o di altri tessuti, potrebbero rappresentare
una sorgente alternativa di epatociti umani nei trapianti di fegato. Per la
potenziale rigenerazione delle cellule epatiche, molto interessanti sembrano
essere anche le c.d. cellule ovali, una popolazione cellulare che emerge in
presenza di necrosi epatica estesa, la cui origine è tuttora sconosciuta,
ma di cui è nota la pluripotenzialità differenziativa, sia verso
la linea epatocitaria, sia verso l’epitelio dei dotti biliari. Esse
esprimono marcatori specifici delle cellule ematopoietiche tra cui il Th1.1,
CD34, Flt3-receptor e c-Kit; esprimono anche a FP, CK19, ?-GT e OV-6. Esse
inoltre potrebbero rappresentare il compartimento staminale epatico.
Molto recentemente si è riusciti ad ottenere in vitro, da cellule staminali
umane, sia di origine midollare che cordale, cellule parenchimali mature che
esprimono i marcatori differenziativi e di funzionalità epatica, come
già era stato dimostrato in vivo in esperimenti di “engraftment”
in modelli murini, e anche nell’uomo in soggetti allotrapiantati.
Restano tuttavia ancora da definire molti dei meccanismi che regolano questi
processi.
Scopo ed importanza della ricerca
Recentemente è stato da noi messo a punto un procedimento che ci ha
consentito di ottenere in vitro cellule epatiche funzionali, a partire da
cellule progenitrici presenti nel sangue di cordone ombelicale.
La ricerca sulle cellule staminali progenitrici epatiche da noi proposta è
focalizzata alla caratterizzazione biologico-molecolare del modello da noi
messo a punto. In particolare, si vuole ora sviluppare lo studio e l’individuazione
dei diversi fattori regolatori e microambientali che determinano gli orientamenti
differenziativi delle cellule progenitrici, come avviene nel fegato embrionale
nel normale processo di sviluppo differenziativo, o nel fegato adulto rigenerante.
Ciò allo scopo di poter dirigere, “secondo necessità”,
il pathway differentiativo di cellule progenitrici purificate per ottenere
pool cellulari omogenei e con elevato potenziale rigenerativo per le diverse
componenti cellulari epatiche, principalmente epatociti e colangiociti, utilizzabili
in trials clinici di trapianto cellulare. Le cellule staminali progenitrici
da noi utilizzate per la messa a punto del modello di differenziamento epatico,
in seguito a stimolazione con fattori epatospecifici sviluppano un quadro
di espressione dei marcatori di superficie pressoché identico a quello
delle cellule di fegato fetale. In particolare, esse mantengono per tempi
prolungati l’espressione del gene c-kit (che lega lo stem cell factor,
SCF). L’espressione di questo gene è rappresentativa del compartimento
di cellule staminali “intra organo” normalmente presente nei canalicoli
biliari, c.d. canali di Hering, che una crescente massa di dati indica come
il “recervoir” fisiologico da cui origina la mobilizzazione e
la rigenerazione degli epatociti nei casi di grave danno epatico (necrosi
massiva del fegato, cirrosi etc). A livello dei canali di Hering e dei canalicoli
biliari avviene anche il reclutamento dalla circolazione di cellule staminali
mobilizzate da altri compartimenti (ad esempio midollo osseo), da immettere
nel sistema rigenerativo epatico. I meccanismi coinvolti in questo “engraftment”
dalla circolazione non sono stati ancora chiariti. Studi su altri organi suggeriscono
un coinvolgimento di g-CSF (growth cell stimulating factor) nella mobilizzazione
da midollo. Per quanto riguarda il reclutamento e la mobilizzazione verso
il fegato di cellule staminali circolanti, la loro integrazione coordinata
e il differenziamento in cellule parenchimali epatiche con piena funzionalità,
tutto resta ancora da chiarire. Ai fini dello sviluppo di terapie di trapianto
cellulare, è pertanto di estrema importanza individuare i fattori responsabili
del reclutamento, della mobilizzazione, dell’ “engraftment”
epatico e degli indirizzi differenziativi delle cellule staminali progenitrici
epatiche. Tale indagine è stata finora limitata proprio dalla mancanza
di un idoneo sistema di riferimento in vitro e dalla difficoltà del
reperimento e della coltura degli epatociti espiantati. Un sistema modello
di epatociti fetali che mantiene, in vitro, lo stato differentiante per alcuni
mesi è stato messo a punto nel laboratorio del Prof. Peschle. Nella
differenziazione epatocitaria del topo esiste ad esempio una finestra nello
sviluppo epatico, in cui le cellule epiteliali del fegato sembrano avere la
capacità di cambiare il pattern d’espressione genica fenotipica
da epatocitica a dutturale e viceversa, a seconda delle condizioni microambientali
o di coltura. Il lavoro del prof. Peschle ha evidenziato come il modello colturale
ricapitoli il processo di sviluppo del fegato fetale: i) una iniziale compresenza
di cellule di tipo mesenchimale e parenchimale; ii) eliminazione delle cellule
ematopoietiche; iii) committment epatocitario e inizio della funzionalità.
Approccio sperimentale
Noi vogliamo analizzare il microambiente cellulare delle colture di cellule
staminali progenitrici CD133+, purificate da cordone ombelicale per indagare
i timing differenziativi e se esista nell’uomo una finestra di sviluppo
epatico anche nel commitment indotto in vitro.
In una prima parte del lavoro abbiamo identificato le condizioni colturali
ottimali per indurre commitments differenziativi mirati condizionando il terreno
di coltura con diversi cocktails di fattori regolatori epato-specifici (FGF4,
HGF), sali rari; utilizzando sistemi serum free e/o sieri autologhi; utilizzando
substrati cellulari diversi (presenza o meno nel medium di matrici organiche
o di feeder layers) e variando i tempi dei passaggi in vitro.
In questa seconda parte del nostro studio, ci proponiamo di monitorare la
modulazione dei profili di espressione genica e dei pattern differenziativi
durante il differenziamento in vitro dei precursori epatici.
Inseguito, ci proponiamo di verificare le potenzialità di tale sistema
per un approccio terapeutico cellulare.
Modelli murini verranno utilizzati per verificare la capacità di “engraftment”
dei precursori nei fegati di topi immunodeficienti o epatolesi:
• Iniettando pool di cellule progenitrici senza espansione e/o dopo
espansione;
• Iniettando pool di cellule progenitrici dopo trattamento con fattori
differenziativi diversi a diversi tempi;
• In entrambi i casi, gli esperimenti verranno effettuati in presenza
ed in assenza di fattori mobilizzanti (g-CSF).
ASPETTI DI ORIGINALITA’ RISPETTO ALLA LETTERATURA CORRENTE
Disporre di un sistema cellulare in coltura che consente l’espansione in vitro del pool staminale e il “commitment” verso la linea epatocitaria delle cellule progenitrici, permette di avere una sorgente continua di epatociti di origine cordale umana per lo studio del pattern di espressione genica e fenotipica e l’individuazione dei profili genetici preferenziali. Ciò rende possibile l’individuazione della finestra differenziativa epatica anche nell’uomo; è fondamentale per la comprensione del processo differenziativo stesso e può consentire lo viluppo di terapie cellulari di trapianto mirate per patologie epatiche attualmente non curabili.
TRASFERIBILITA’ DEI RISULTATI E DEI PRODOTTI
• Sviluppo di una terapia genica e cellulare per la
rigenerazione epatica basata sull’utilizzo di cellule staminali progenitrici
a diversi stadi differenziativi.;
• Sviluppo di organi bioartificiali.
MATERIALI E METODI
Approccio metodologico
Modelli in vitro
Verranno utilizzate cellule progenitrici epatiche derivate da cordoni ombelicali
secondo le condizioni già descritte nel Brevetto Crema et al.
In sintesi: la popolazione cellulare CD133+ verrà isolata e purificata
da cordone mediante biglie immunomagnetiche (Miltenji); espansa in vitro per
10-14 giorni e successivamente indotta a differenziare verso la linea epatica.
Immunofenotipizzazione. L’espressione differenziale dei marker di superficie
e di funzionalità verrà seguita prima, durante e dopo induzione
al commitment epatocitario mediante FACS e immunofluorescenza
Estrazione e purificazione dell’RNA cellulare e dei microRNAs. L’RNA
e i microRNAs saranno estratti dalle cellule progenitrici epatiche in differenziamento
utilizzando i kit Ambion Cell-to-DNA e mirVana, la cui metodica si basa sulla
estrazione organica con sali caotropici associata a fenolo acido/cloroformio
seguita da purificazione preferenziale attraverso filtri a fibra di vetro,
che permette di ottenere preparazioni estremamente pure di mirRNA da culture
cellulari o tessuti bioptici.
RT-PCR, Q-PCR
Permetteranno la valutazione dell’espressione cellulare degli RNAs e
dei microRNAs epatospecifici e dei markers differenziativi e di funzionalità
nelle cellule in differenziamento.
MicroArray
Mediante tale tecnica verrà analizzata la variazione dei profili di
espressione genica cellulare prima, durante e dopo la differenziazione epatocitaria
indotta. Come controlli saranno utilizzate linee di epatoma, cellule di fegato
fetale, cellule di fegato adulto e cellule mesenchimali.
Western blot. L’analisi mediante immunoblotting utilizzando mAbs (monoclonal
anti-bodies) specifici, permetterà di valutare l’espressione
e la produzione delle proteine (Albumina; AFP) e dei fattori epatospecifici
(HGF; HNF4) nelle cellule epatiche in differenziamento.
Modelli murini Verranno utilizzati topi immunodeficienti e/o epatolesi per
verificare la capacità di “engraftment” dei precursori
nei loro fegati
Progetto in collaborazione con:
• ISTITUTO DI NEUROBIOLOGIA E MEDICINA MOLECOLARE del CNR afferente
al Dipartimento di Medicina del CNR diretto dal Prof G.Condorelli - Dr.sa
A.Crema e Dr. G. Carloni
• ISTITUTO SUPERIORE DI SANITÀ Dip. Biologia Cellulare e Neuroscienze - Dr. Massimo Sanchez
• INSERM UMR542 di PARIGI “Greffes d’ephitheliums et Regulation dell’activation lymphocytaire” diretto dal Prof. Bernard Cherpentier H. O. Paul Brousse - Prof. B. Azzarone ed il Prof. A. Durrbach
Collaborazioni con l’attività clinica
Indagini molecolari
• Studio delle alterazioni nel gene Tp53 mediante sequenziamento
• Caratterizzazione genotipica del virus del papilloma umano (HPV)
• Analisi genetica per l’identificazione dei genotipi resistenti
a farmaci in pazienti sottoposti a terapia anticoagulante orale
• Analisi molecolare delle mutazioni nel gene KRAS per l’identificazione
di pazienti resistenti alla terapia con i farmaci oncologici molecolari
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